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Nuove lineeguida europee sulla ipertensione: il target è una pressione sistolica inferiore a 140 mm Hg per tutti i soggetti


L’European Society of Hypertension ( ESH ) e la European Society of Cardiology ( ESC ) hanno presentato le nuove lineeguida per la gestione della ipertensione, con la raccomandazione che il trattamento di tutti i pazienti abbia come obiettivo una pressione sistolica inferiore a 140 mmHg.
Per i pazienti affetti da diabete mellito, la pressione diastolica target deve essere inferiore a 85 mmHg.

Nei pazienti di età inferiore agli 80 anni, la pressione sanguigna sistolica dovrebbe essere di 140-150 mmHg, con la possibilità di scendere a 140 mmHg qualora il paziente sia fondamentalmente sano.
Per gli ultraottantenni è possibile avere una pressione sistolica target con valori inferiori a 140 mmHg, ma il medico deve valutare oltre alla salute fisica anche la capacità mentale.

Le decisioni per il trattamento dei pazienti devono essere dettate dal livello complessivo di rischio, e dovrebbe includere, oltre agli alti valori pressori, anche altri fattori di rischio cardiovascolare, il danno d'organo asintomatico, la presenza o assenza di diabete mellito, la malattia cardiovascolare conclamata, o la malattia renale cronica.

Come nelle lineeguida del 2007, i pazienti possono essere stratificati in quattro categorie: pressione arteriosa normale-alta ( sistolica 130-139 o diastolica 85-89 mmHg ), ipertensione di grado 1 ( 140-159 sistolica o 90-99 mmHg diastolica), ipertensione di grado 2 ( sistolica 160-179 o diastolica 100-109 mmHg ), o ipertensione di grado 3 ( maggiore o uguale a 180 sistolica oppure maggiore o uguale a 110 mmHg diastolica ).

Una serie di raccomandazioni riguardano lo stile di vita per ridurre la pressione sanguigna. L'assunzione di sale deve essere limitata a una quantità di circa 5-6 g al giorno contro un apporto classico di 9-12 g/die.
Una riduzione di 5 g al giorno può ridurre la pressione sanguigna sistolica di 1-2 mmHg in soggetti normotesi e di 4 a 5 mmHg nei pazienti ipertesi.

Le lineeguida raccomandano di raggiungere un indice di massa corporea ( BMI ) fino a 25 kg/m2, riducendo la circonferenza vita a meno di 102 cm negli uomini e meno di 88 cm nelle donne.
La perdita di circa 5 kg è in grado di ridurre la pressione sistolica di 4 mmHg.
L’allenamento di resistenza aerobica nei pazienti ipertesi è in grado di ridurre la pressione sanguigna sistolica di 7 mmHg.

Il principale obiettivo del trattamento dei pazienti ipertesi è quello di ridurre la pressione sanguigna.
Le principali classi di farmaci antipertensivi sono rappresentate da: diuretici, beta-bloccanti, calcioantagonisti, ACE-inibitori e bloccanti del recettore della angiotensina; tutti questi farmaci riducono la pressione sanguigna e hanno effetti simili in termini di riduzione degli eventi cardiovascolari.

Le lineeguida ESH / ESC non raccomandano il doppio blocco del sistema renina-angiotensina ( RAS ). Pertanto l’associazione tra Ace inibitori, sartani e inibitori diretti della renina, non deve essere prescritta nella pratica clinica a causa della possibile insorgenza di iperkaliemia, ipotensione e insufficienza renale.
L' EMA ( European Medicines Agency ) ha avviato una revisione sulla sicurezza del doppio blocco del sistema RAS sulla base di una meta-analisi, pubblicata sul British Medical Journal, che ha mostrato un aumento del rischio quando i sartani e gli ACE-inibitori sono impiegati in modo contemporaneo.

Riguardo al segnale di cancro che è stato associato ai sartani, sia l’Agenzia regolatoria statunitense FDA ( Food and Drug Administration ) sia l'Agenzia europea EMA hanno entrambe concluso che non esiste un rischio di tumore..

Per l’ipertensione resistente, le linee guida sottolineano che la denervazione renale ha bisogno di ulteriori dati provenienti da studi di confronto a lungo termine in modo da stabilire la sua sicurezza e l'efficacia contro le migliori possibili terapie farmacologiche.
C’è anche la necessità di stabilire se le riduzioni della pressione arteriosa ottenute mediante la denervazione renale si traducono in una riduzione della morbilità e mortalità cardiovascolare. ( Xagena2013 )

Fonte: European Society of Cardiology, 2013

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