Prevenzione e  Terapia dello Scompenso Cardiaco
Aggiornamenti in aritmologia
52 convegno cardiologia milano
Associazione Silvia Procopio

Stimolazione ventricolare programmata per la stratificazione del rischio nella sindrome di Brugada


Il ruolo della stimolazione ventricolare programmata nell'identificare i pazienti con sindrome di Brugada a più alto rischio di morte improvvisa è incerto.

È stata condotta una revisione sistematica e un'analisi aggregata di studi prospettici osservazionali di pazienti con sindrome di Brugada senza una storia di arresto cardiaco improvviso, sottoposti a stimolazione ventricolare programmata.
Sono stati stimati i tassi di incidenza e i relativi rischi di arresto cardiaco o di shock da defibrillatore cardioverter impiantabile.
Sono stati analizzati i dati a livello individuale da 8 studi comprendenti 1.312 pazienti che hanno avuto 65 eventi cardiaci ( follow-up mediano, 38.3 mesi ).

In totale in 527 pazienti sono state indotte aritmie con un massimo di tripla extrastimolazione.
L'induzione è stata associata a eventi cardiaci durante il follow-up ( hazard ratio, HR=2.66; P minore di 0.001 ), con il maggiore rischio osservato tra i soggetti indotti con extrastimoli singoli o doppi.

I tassi di eventi annuali sono variati notevolmente in base a storia di sincope, presenza di caratteristiche elettrocardiografiche spontanee di tipo 1, e induzione di aritmia.

Il rischio più basso si è verificato in individui senza sincope e modelli di tipo 1 indotti da farmaci ( 0.23% senza aritmie indotte fino a doppia extrastimolazione, 0.45% per aritmie indotte ); il rischio più elevato si è verificato nei soggetti con sincope e caratteristiche spontanee di tipo 1 ( 2.55% senza aritmia indotta, 5.60% per aritmia indotta ).

In conclusione, nei pazienti con sindrome di Brugada, le aritmie indotte con la stimolazione ventricolare programmata sono associate con il rischio di futura aritmia ventricolare.
L’induzione con meno extrastimoli è associata a un rischio più elevato.
Tuttavia, i fattori di rischio clinici sono importanti determinanti del rischio di aritmia, e la mancanza di induzione non necessariamente presagisce basso rischio di aritmia ventricolare, soprattutto nei pazienti con caratteristiche cliniche ad alto rischio. ( Xagena2016 )

Sroubek J et al, Circulation 2016; 133: 622-630

Cardio2016



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